Etologia della guerra

NUOVA EDIZIONE RIVEDUTA E AMPLIATA
Irenäus Eibl-Eibesfeldt
pp. 324 – Bollati Boringheri – Torino 1999
Prezzo di copertina € 25,80
Nostro prezzo € 12,90

Straordinaria ricerca sulle cause dell’intolleranza umana che generano i conflitti bellici e sulle predisposizioni innate e suoi fattori culturali che li alimentano e li rendono possibili.

La guerra come aggressione distruttiva tra gruppi, condotta con l’uso di armi e pianificata strategicamente, è frutto evidente dell’evoluzione culturale. Le naturali predisposizioni alla pace nell’uomo non possono essere difese soltanto con affermazioni di principio. L’indignazione non serve.

Il conflitto appartiene anche ad una pulsione arcaica, ad una eredità comune dei vertebrati, ma le inclinazioni alla pace che nascono dai vincoli familiari, si sono culturalmente generalizzate mettendo l’uomo in grado di formare piccoli gruppi fondati sul legame personale. Ma questi gruppi, separandosi, dovevano rafforzarsi per sopravvivere. Non appena davano segni di debolezza venivano sopraffatti da altri gruppi. Poco è cambiato da questo preciso punto di vista.

A ciò si deve aggiungere l’aspirazione individuale al rango, al potere, che rende aggressivi, la propensione al dominio, alla vittoria che produce un aumento considerevole di testosterone. La secrezione ormonale è una ricompensa fisiologica che la riflessione culturale non può cancellare del tutto. Oggi queste aspirazioni sono problematiche e l’etologia li studia senza farsi molte illusioni.

Questo libro vuole essere un primo, importante, tentativo di gettare un ponte tra la biologia e la sociologia.

La lunga serie dei rilevamenti materialisti non conduce mai a una formulazione esaustiva di meccanicismo, anzi, la materia è talmente vivace e multiforme da rigettare qualsiasi condizionamento che ne annullerebbe la vitalità, riducendola alla prevedibilità dettata da un’anima dura, appunto meccanica, nascosta al suo interno. Ma Irenäus Eibl-Eibesfeldt non vuole questo. Lo stesso evoluzionismo, che per molti versi poteva costituire e ancora costituisce un simulacro di questa anima dura, si è andato esso stesso evolvendo verso uno spontaneo, e per molti aspetti imprevedibile, dileguarsi o accentuarsi della forza vitale. La ragione non può entrare nella materia, essa è un condizionamento preoccupato della coscienza immediata, una difesa contro il disordine, contro la passione della vita, insomma essa è tutto tranne che materia. Una interpretazione ragionevole della materia riduce quest’ultima a una caricatura. Il funzionamento normale della vita non può essere scassinato dalla ragione, deve essere accettato, è esso che entra dentro di me, non io che ne scopro i segreti e lo violo. Se riuscissi a capire come funziona la vita porterei dentro la mia comprensione i miei conflitti etici, ed è quello che si sta verificando con la biologia di questi ultimi anni.

Forse il contributo migliore di questo libro è di natura autocritica. Chiarisce come mai accaduto prima gli equivoci riguardanti l’illiceità di ogni risultato conseguito studiando gli animali direttamente al comportamento dell’uomo, e non è piccolo merito.

Non in nostro nome

Howard Zinn
pp. 282 – il Saggiatore – Milano 2003
Prezzo di copertina € 15,00
Nostro prezzo € 7,50

Libro fondamentale. Documenta con puntuale e perfino maniacale esattezza l’elenco senza fine dei crimini che gli Stati Uniti hanno compiuto contro l’umanità. Vincitori, non sono mai stati portati sul banco degli accusati – che una Norimberga (aberrazione giuridica fra le tante) è pensabile solo per i vinti.

Che vale fare un elenco? Basta dire che da questa lettura non si esce indenni e che l’autore di questo libro è un americano, professore di storia alla Columbia University, ed è stato uno degli aviatori che durante la seconda guerra mondiale parteciparono ai bombardamenti a tappeto in Francia e in Germania anche contro obiettivi esclusivamente civili.

Oggi, che dopo la dichiarazione dell’attuale presidente degli Stati Uniti, tanto si parla dell’uso della tortura durante l’amministrazione Bush (come se non fosse cosa normale sotto qualsiasi governo e sotto qualsiasi cielo – forse che in Italia non si tortura?), la lettura di questo libro è quasi indispensabile.

L’insegnamento che se ne trae, a parte il profondo disgusto che si prova per qualsiasi “guerra giusta” o qualsiasi “giusta repressione condotta in nome della democrazia per il bene del popolo”, è che non si può combattere per un ideale di giustizia che sia veramente tale ricorrendo alla guerra e all’uccisione di massa, alla tortura e alla morte per fame di milioni di bambini.

Per il momento quello che possediamo di più preciso nella direzione di una denuncia in questo senso è, fra altri pochi, proprio questo libro. Il futuro potrebbe fornirci altri strumenti, oppure altri paraocchi: a noi la scelta.

Edipo senza complesso

Jean-Pierre Vernant
pp. 78 – Mimesis – Milano 1996
Prezzo di copertina € 7,23
Nostro prezzo € 3,60

Jean-Pierre Vernant, nato il 4 gennaio 1914 a Provins, studi secondari ai licei Carnot e Louis-le-Grand di Parigi e studi superiori alla Sorbona, aggregato nel 1937, nella Seconda Guerra Mondiale partecipa alla Resistenza come comandante delle Forces Françaises de l’Intérieur di Toulouse et Haute Garonne, ecc., è anche uno dei massimi studiosi del mito. Ma è uno dai massimi dissacratori dei luoghi comuni che sono stati costruiti a partire dai classici.

Nell’epica si sa che è il poeta a raccontare gli eventi, mentre nella tragedia si vuole farci credere che essi abbiano luogo sotto il nostro naso. È per questa ragione che Platone condanna il teatro, perché è menzogna, apparenza ingannevole. Ma, se la tragedia crea un piano di realtà che è appunto quello del fittizio, gli spettatori sanno che le vicende a cui il teatro dà vita e sostanza non esistono nella realtà. Questa consapevolezza è la coscienza del fittizio, la sua comparsa è un evento di notevolissima importanza. Non è facile determinare con certezza le vie del sapere, forse perché si intrecciano con le storie raccontate su di esse.

Riflettono, queste poche pagine, sul mito di Edipo come è stato trattato dalla psicoanalisi e il grande significato che il possesso della madre aveva per i Greci: ritorno alla terra che tutto genera, andare incontro alla morte ma anche conquistare il potere, gestirlo contro tutti i nemici. In fondo il lato pauroso di questo mito sta proprio qui: nella natura insondabile e spaventosa di ogni potere dell’uomo sull’uomo.

Pietro Aretino

Paul Larivaille
pp. 556 – Salerno editrice – Roma 1997
Prezzo di copertina € 30,00
Nostro prezzo € 15,00

Nuova e straordinariamente ricca biografia dei “flagello dei principi”, così come ebbe a definire Pietro Aretino l’Ariosto.
Nessuno dei suoi precedenti biografi, e sono legione, era arrivato fino a questi risultati. Ne esce la figura di uno scrittore che fa della propria penna uno strumento per stupire il mondo, conscio com’era egli della propria bravura, ma anche un mezzo a buon mercato per guadagnarsi da vivere sfruttando la vanagloria e, a volte, la paura dei potenti.

In fondo lo stesso Ariosto, di fronte alle poche ottave della Marfisa, poema cavalleresco abbozzato dall’Aretino, ha quasi timore di avere di fronte un possibile concorrente e lo adula (?), oppure secondo un’altra versione ne denuncia l’abitudine a tartassare i potenti. Ma non c’è nulla di certo in questo grandioso e corteggiatissimo continuatore dell’anonimo Pasquino.

I Ragionamenti restano il capolavoro, remoto a volte, mai sufficientemente approfondito in verità, letto più per la sua gradevolezza e salace bravura erotica, che per i suoi contenuti di costume di critica sociale e anticlericale, ma le Lettere sono forse la testimonianza più viva e più importante di un’epoca e di un modo di concepire il mestiere di letterato che oggi, mutate le condizioni, non è poi cambiato nella sostanza. Non bisogna dimenticare che del soverchio ridere morì Margutte, non l’Aretino.

Occorre imparare l’arte di non castigare le parole, senza dimenticare l’amara nota di Valéry, che tutto finisce alla Sorbona.

Assemblee popolari e lotta politica nelle citta dell'impero romano

Ariel Lewin
pp. 138 – Giuntina – Firenze 1995
Prezzo di copertina € 12,40
Nostro prezzo € 6,20

Quale la funzione pubblica delle elezioni nell’antico e nel tardo impero romano? Lo scontro delle diverse opinioni è qui tratteggiato per tutto il lungo corso del suo svolgimento. Dalla iniziale condanna di una reale competizione, riducendosi l’opinione dominante negli storici più vecchi ad una mera conferma delle decisioni dei ricchi e dei potenti, alla scoperta (corroborata dagli ultimi reperti archeologici pompeiani) di un ruolo attivo vero e proprio delle masse, che venivano, di volta in volta, sollecitate attraverso propaganda e regali vari a votare per questo o quell’uomo politico dominante o aspirante al dominio.

Scrive Heidegger: “Descartes, il primo pensatore della metafisica moderna, pone la questione dell’usus rectus rationis, cioè della facultatis iudicandi, vale a dire dell’uso retto della ragione, quindi della facoltà di giudicare. A questo punto già da lungo tempo l’essenza del dire e dell’asserire non è più il lógos greco, il fare apparire lo svelato. L’essenza del dire è il romano iudicium, ovvero il dire ciò che è retto, il cogliere il retto con sicurezza. La falsitas, ora, nel momento in cui tutto dipende dall’usus rectus rationis humanae, viene concepita come usus non rectus facultatis iudicandi. L’usus non rectus è l’error, l’errore, o meglio, l’errare e lo sbagliarsi vengono concepiti in base all’usus non rectus facultatis iudicandi. Il non vero è il falso nel senso dell’erroneo, cioè dell’uso non retto della ragione”. E i depositari della verità, in un modo o nell’altro, cioè o nella maggiore capacità delle masse di dire la loro, o nella logica della completa subordinazione, restano sempre i dominatori.

Favole per i monti

Gianni Rodari
Illustrazioni di Maria Solo Macchia
pp. 46 - Editori Riuniti - Roma 2005
Prezzo di copertina € 7,90
Nostro prezzo € 3,95

Brevi favole raccontate sui monti. Brevi favole uscite dalla fantasia di Gianni Rodari, uno dei più grandi narratori per bambini. L’amicizia tra il cervo, la tartaruga e l’uccello. Mamma orsa che viveva nel cuore di una foresta sulle montagne limpide e fra i prati vellutati. La gara di paura tra le lepri e le pecore. L’avventura di Hänsel e Gretel all’interno della casa di pan di zucchero. L’uccellino dal becco d’oro. Gli uomini quando decisero di andare a caccia. Giovanni che non aveva mai detto una bugia e che tutti chiamavano verità, Giovanni Verità. La bocca piatta del luccio. Il come e il perché il gallo la fece all’orso. La principessa Dragone. Tutti i motivi per cui il fringuello è blu e il coyote è grigio. Il giorno che la volpe e il lupo andarono a prendere pesci. Il gigante Stompe Pilt, bravo pastore. L’alleanza tra il gatto ardito e il montone coraggioso.

Favole che narrano la bontà e la cattiveria di uomini e animali, come si intrecciano e come lottano insieme perché la prima prevalga sulla seconda. Favole che sono una fetta di mondo, un riflesso della natura umana e anche una considerazione non frivola ma profonda sulla miseria e sul modo di venirne a capo, di sconfiggere le proprie debolezze ma anche quelle che la sorte mette davanti a tutti, a volte imparzialmente.

Ebrei in Germania fra assimilazione e antisemitismo

Gorge L. Mosse
pp. 274 – Giuntina – Firenze 1991
Prezzo di copertina € 15,60
Nostro prezzo € 7,80

Uno studio approfondito sulla psicologia degli ebrei tedeschi in Germania negli anni precedenti all’olocausto, posti di fronte al problema dell’assimilazione in una società di cui si sentivano parte attiva ma di cui avvertivano una estraneità radicale.

L’alternativa era quella di essere considerati definitivamente “diversi”, quindi di essere dapprima emarginati e poi, ma questo non era ancora chiaro in dettaglio, distrutti fisicamente fino all’ultimo, oppure di abbandonare la propria identità religiosa e culturale, la propria vita del ghetto.
Ci fu questa tentata simbiosi ebraico-tedesca ed è chiara prima di tutto nel culto della virilità perseguito parallelamente dall’ebraismo tedesco e dalle nascenti forze nazionalsocialiste. In fondo è l’idea greca che rivive attraverso la costruzione del nuovo modello tedesco di giovane forte e pronto ad affrontare le sfide del futuro.

Un’attitudine in fondo infantile, a volte affascinante, altre volte irritante, in genere indicazione di non sapere affrontare la vita, di essere preoccupati per la perdita del proprio possesso, una sorta di schiavitù sensuale del piacere accompagnata dalla incapacità di una vera soddisfazione. L’esercizio muscolare bruto si accompagna ad aspetti disseccati propri dell’egocentrismo, anche la miseria e la paura, aspetti che sembrerebbero lontani e contraddittori.

Ogni genere di assimilazione o di integrazione avviene solo perché si crede in ideali comuni, come apparirà chiaro in seguito, in tutta la storia moderna dello Stato israeliano.

Dizionario Oxford della letteratura francese

Joyce M. H. Reid
Edizione italiana a cura di Luciano Poggi
pp. 478 – Gremese – Roma 1993
Prezzo di copertina € 20,00
Nostro prezzo € 10,00

Non un semplice, e sia pure minuzioso catalogo di autori e di voci, questo Dizionario, uscito per la prima volta nel 1959 e successivamente aggiornato in molte occasioni, è ancora oggi un punto di riferimento per tutti coloro che si interessano a alla grande letteratura della nostra sorella latina.

Scrive Hans Georg Gadamer: “È vero, e tutti lo ammettono, che i modi di dire altrui possono avere in sé un numero assolutamente aperto di sensi differenti in contrasto con le concordanze, relativamente perfette, presentate dalle parole del dizionario, in concreto, tuttavia, allorché ascoltiamo qualcuno o leggiamo un testo, partendo dalla situazione in cui ci troviamo, noi operiamo una discriminazione tra i differenti sensi possibili, cioè che noi consideriamo possibili, e respingiamo il testo che ci sembra assurdo di primo acchito. Per questo, malgrado le forti presunzioni di validità collegate alla lettera, noi diamo la parola alla nostra tendenza naturale a sacrificare, qualificandolo come impossibile, tutto quanto non riusciamo a integrare nel nostro sistema di anticipazioni. Tuttavia, l’intenzione autentica della comprensione è la seguente, leggendo un testo, volendo comprenderlo, noi ci attendiamo sempre che esso ci insegni qualche cosa”.

Dizionario Oxford della letteratura americana

James D. Hardt
Edizione italiana a cura di Andrea Mariani
pp. 464 – Gremese – Roma 1993
Prezzo di copertina € 20,00
Nostro prezzo € 10,00

Il più diffuso Dizionario di letteratura americana, di facile consultazione, aggiornato e esaustivo sia riguardo gli autori citati che riguardo le principali opere di una letteratura che molti affermano di conoscere, e di frequentare, e pochi conoscono bene.

Aggiornato e migliorato decine di volte, dal 1941 al 1992, questo dizionario, nella sua edizione attuale, qui recensita, presenta un accrescimento di 240 autori e 115 voci non presenti nella precedente edizione.

Scrive Schopenhauer: “Condizione indispensabile per la comprensione della poesia come della storia, è l’esperienza personale, perché è quasi il dizionario della lingua che entrambe parlano”.

Sull'educazione e altri scritti

William Godwin
pp. 230 – La Nuova Italia – Firenze 1992
Prezzo di copertina € 20,00
Nostro prezzo € 10,00

Padre della pedagogia moderna perché padre del pensiero libertario moderno. Willian Godwin è scrittore di una linearità impressionante, senza mezzi termini. “La verità – egli scrive – ben difficilmente può essere raggiunta in aule affollate e in mezzo a chiassosi dibattiti”, mettendo così in guardi contro i grandi oratori della Rivoluzione francese che tanto affascinavano ai suoi tempi e che finivano, in questo modo, per preparare la ghigliottina.

Non che Godwin fosse un flemmatico inglese intellettuale e basta, anzi lottò tutta la vita contro le storture sociali dei suoi tempi, ma odiava i tribuni, di qualsiasi coloritura questi riuscissero ad agghindare i propri discorsi. Egli aveva una grande fede nell’individuo e nelle sue possibilità di sviluppare la ragione e la naturale benevolenza della specie, in modo da riuscire a vivere senza bisogno delle leggi e del governo.
Uno dei massimi pensatori dell’anarchismo.

Chi crede nel dogma lo fa per debolezza, non per fermezza. Solo chi è fermo sulle proprie gambe può guardare in faccia la possibile sconfitta, non ha necessità di garantirsi, come che sia, a priori, la vittoria. La persuasione, che dovrebbe essere una forma particolarmente dolce di prevalenza è certo convincimento intimo, pressione sulla coscienza. Chi la persegue finisce per strutturarsi comportamenti adeguati, finisce per dare l’esempio. È uno dei limiti più clamorosi della pedagogia libertaria, la quale scegliendo questa strada si trova esposta a tutti i rischi del tartufismo del discente. Godwin illustra bene questo limite. Il percorso è difficile, quindi pretesti per fuggire se ne trovano sempre. Uno, efficiente come mai, è quello di interessarsi agli altri uomini, allontanandosi dalla realtà comune a tutti, privilegiando un’immagine di superiorità che non può non risultare dogmatica. Può essere volontà di dominio, o semplice desiderio di realizzarsi attraverso il bene, ma sono comunque tecniche di fuga. Il desiderio di prevalere sugli altri, anche attraverso la bontà, la tolleranza, il servigio e l’assistenza, è sempre una prospettiva di conquista, perciò di paura.

Leone X. Giovanni de' Medici

Carlo Falconi
pp. 616 – Rusconi – Milano 1987
Prezzo di copertina € 24,00
Nostro prezzo € 12,00

Leone X non ha significato storico fuori del Rinascimento italiano. Questo libro parte da una simile ipotesi storica e la sviluppa fino in fondo. Ispiratore e mecenate di artisti come Raffaello e di stampatori come Manunzio, questo figlio di Lorenzo il Magnifico diventa monsignore a otto anni e cardinale a diciassette.
Tempi di una Chiesa che oggi sembra altra dalla immagine che pretende coagularsi nella politica e nella religiosità divulgata dal Vaticano, ma tempi che fanno parte della storia della Chiesa cattolica.

Contemporaneo di Lutero, di Erasmo, di Carlo V e di Francesco I, Leone contribuì a foggiare il suo tempo e venne dal suo tempo condizionato fino a far parlare di un ritorno dell’età d’oro: Firenze ateniese e Roma vivace sede di iniziative culturali, in un clima però generalizzato di miseria e terrore.

E così il pensiero, viaggiatore del fondo, riassorbendo lo stimolo naturalistico del Rinascimento, ridiventa centro esso stesso, ma col punto di forza, con la base ancora all’esterno, ancora in Dio. L’oggetto della filosofia nei tempi maturi si muove, alternativamente, dalla indagine con mezzi prevalentemente soggettivi a quella con mezzi oggettivi. Ora sono i sensi a perdere davanti al criterio della intuizione, ora è il contrario. Ora è l’uomo che torna a porsi al centro della realtà riassorbendo nella natura Dio, e essendo egli il centro e l’espressione più alta dell’evoluzione naturale. Di che parlerà allora la nuova filosofia? La materia doveva, in un modo o nell’altro, staccarsi dal soggetto e da Dio, doveva prodursi un mondo armonico in cui il destino fosse riconducibile alle profonde trasformazioni che si andavano producendo. La sabbia impara a ricoprire il volto dei ricordi. Superfici levigate, colori profondi, misure compositive. Dalla negazione mistica della materia, cioè dal più estremo soggettivismo, si arriva alla indicazione dei limiti dell’appropriazione, limiti che sono nella coscienza, la quale in base alle sue sole forze non può cogliere il mondo superiore ai suoi sensi semplicemente raccogliendo alcuni pezzi sparsi. Questa tesi, con cui si apre la strada ai grandi sistemi post-rinascimentali, sembra ridurre le possibilità dell’uomo, ma, in sostanza, comincia a circoscrivere le possibilità di Dio e della stessa natura.

Leone X viene a mancare improvvisamente, mentre diventava sempre più forte lo stimolo rinnovatore della Riforma.

Il campeggio di Duttogliano

Tullio Kezich
pp. 138 – Sellerio editore – Palermo 2001
Prezzo di copertina € 7,75
Nostro prezzo € 3,85

Kezich, critico cinematografico del “Corriere della sera” scrive un racconto triestino al limite del ricordo autobiografico. Esperienze di balilla in un mondo di follie autoritarie, un mondo dominato dai simboli della virilità e della forza, un mondo fasullo destinato a opprimere e irrimediabilmente indirizzato alla rovina e alla catastrofe della guerra.

Il racconto di questo campeggio a Duttogliano, che ora si chiama Dutovlje e si trova in Slovenia, è godibile e istruttivo. Come in altri testi, più direttamente autobiografici, qui stesso contenuti, vi si vede una sorta di antifascismo strisciante, facente capo alle riunioni al Caffè San Marco, in via Battisti, luogo che anche oggi passa – immeritatamente – come centro culturale di questa città, Trieste, di stupefacenti contraddizioni tutte rigorosamente impacchettate in una mediocrità di provincia che aspira a diventare quello che non può mai essere stata: una città culturalmente significativa.

Lettura consigliata ai triestini e anche a coloro che pur vivendo in questa città non lo sono se non d’accatto, illudendosi, anche loro, di trovarsi al centro di un’Europa che è solo un sogno mistico o una banalità politica.

E la filosofia scopri l'America . L'incontro-scontro tra filosofia europea e culture precolombiane

[a cura di] Laureano Robles
pp. 462 – Jaca Book – Milano 2003
Prezzo di copertina € 34,00
Nostro prezzo € 17,00

Quale era la situazione culturale e specificatamente filosofica in Europa prima della scoperta dell’America? Quali furono le conseguenze teoriche di questa scoperta? In altre parole, quali erano la cultura e la visione filosofica dei conquistatori spagnoli prima della conquista e quali divennero a seguito di questo evento grandioso? E, dalla parte dei conquistati, quali furono le conseguenze di questo afflusso di uomini sconosciuti e di idee del tutto diverse? Quali sono state le trasformazioni determinate da questo incontro-scontro?

Tali le domande che si pone questo volume che fa parte della “Enciclopedia Ibero-Americana de Filosofia”. Dalle risposte appare chiaro che l’idea delle reciproche conseguenze, e quindi lo studio degli influssi e delle modificazioni che si verificarono nei conquistati ma anche nei conquistatori, è un risultato relativamente moderno. Ci sono voluti quasi cinque secoli perché questa tesi riuscisse a farsi largo, sostituendo l’altra, la precedente, che vedeva l’accettazione da parte dei “selvaggi” della cultura “superiore” dei “civilizzati”.

L’azione violenta con cui si concretizzò il dilagare europeo nell’America precolombiana fu qualcosa di spaventoso, milioni di morti ne furono il primo risultato. Eppure, al di là di questo terribile tributo, vi fu un profondo influsso modificativo anche nella mentalità e nella cultura dei conquistatori. È ciò che studia, con larga messe di risultati, questo libro. Gli studi raccolti riguardano: il pensiero filosofico in Spagna al momento della conquista, la scienza europea prima del 1492, il pensiero náhuatl, il pensiero maya, il pensiero incarico, il pensiero rinascimentale in Spagna e in America, il processo di conquista dell’America, Francisco De Vitoria, Bartolomé De Las Casas, Bernardino de Sahagún, filosofi umanisti novoispani, le concezioni della storia, la visione provvidenzialista della storia, il pensiero logico.

In questi studi, tutti di ampio respiro e di esauriente documentazione, si vede come nasce il pensiero moderno, come si sviluppano i nuovi studi di antropologia, come si gettano le basi di un pensiero filosofico e politico aperto a tutto il mondo e non chiuso soltanto nell’ambito del vecchio continente.

La scoperta di un mondo assolutamente diverso portò a una visione logica diversa, a una costruzione che negava i risultati della filosofia greca. La “verità” non sarà mai più qualcosa di assoluto, ma accetterà di essere tale solo attraverso la verificazione e il confronto con l’assolutamente altro, con la novità impensabile, con la realtà sconosciuta e paurosamente da accostare con cautela ma anche con coraggio.

Estasi della ragione. Saggi su Schelling

Jean-François Cortine
pp. 352 — Rusconi – Milano 1998
Prezzo di copertina € 18,00
Nostro prezzo € 9,00

Nel collegio di Tubinga studiano insieme, ed abitano nella stessa stanza per uno straordinario appuntamento del destino, Schelling, Hölderlin ed Hegel. Il più giovane dei tre, Schelling, sarà quello che aprirà la strada agli altri due, la strada della ricerca filosofica sulla orme di Fichte e sul tentativo di andare al centro della cosa in sé, limite assoluto della filosofia criticista di Kant.
Questa vicenda è stata narrata in tanti modi, mai così avvincente come in questo libro, mai in modo così pertinente e filosoficamente documentato come fa Cortine.

Non si tratta di un problema sistematico di storiografia filosofica, la partita è molto più importante. Si tratta dello scontro tra filosofia negativa e filosofia positiva.
La cosa in sé non è affrontabile direttamente, ma è solo esperibile a certe condizioni. Ciò vuole dire che non è trattabile dal punto di vista quantitativo, ma può solo cono-scersi qualitativamente. Resta da vedere che genere di conoscenza è questa. Valutando le disposizioni e gli abiti che ne costituiscono l’aspetto più stabile, non è difficile capire che, per esempio, la temperanza non è altro che l’automatizzarsi di un computo quantitativo di astinenza. Dove entra il calcolo, la qualità scappa sostituita dal ragioniere quantitativo. Della scienza non occorre parlare, qualsiasi analisi è sempre di tipo quantitativo. Perfino i cosiddetti giudizi sintetici diventano incomprensibili senza la bardatura quantità. L’ipotesi hegeliana del passaggio non è necessaria, Schelling lavora per più della metà della sua vita all’incompiuta opera di Fichte, fino all’ascesa di Hegel, quando verrà, con la forza del potere raggiunto dal suo antico compagno, messo violentemente da parte.

La ripresa, dopo la morte del padrone assoluto dello scenario filosofico tedesco, avverrà sotto il segno della filosofia positiva. La ricerca di Dio non sarà più un segno dell’aldilà, un irraggiungibile estremo limite del conosciuto, ma un approfondimento dei meccanismi del presente. Dio ora e qui, nel mondo concreto, nell’amarezza dell’“alta rovina”.

Il fascino delle pagine sull’estasi della ragione è tutto qui, in quello che Kierkegaard considerava una grande promessa non mantenuta.

Introduzione alle Guerre Puniche

Sabatino Moscati
pp. 172 – S.E.I.– Torino 1994
Prezzo di copertina € 15,60
Nostro prezzo € 7,80

Come e perché nacque, si diffuse e crollò la potenza di Cartagine? Domande che gli storici si sono posti a ondate successive e che qui, in questo libro affascinante come un romanzo d’avventure, trova una nuova risposta, alle luce non soltanto delle ricerche storiche precedenti (in particolari quelle di Santo Mazzarino, autore anch’egli, più di mezzo secolo fa, di un libro dallo stesso titolo, ma alla luce delle più recenti scoperte archeologiche.

In fondo sono gli scavi, i ritrovamenti oggettivi, i reperti che all’apparenza sembrano banali ma che all’occhio esercitato dello studioso danno risposte impensabili per il profano, che cancellano gli errori del passato e fondano la ricerca storica su aperture interpretative del tutto nuove.

La grande espansione dell’impero cartaginese, ad est fino alla Libia e a ovest fino al Marocco, è adesso testimoniata dai ritrovamenti che si stanno facendo non solo nei siti classici, vicino Tunisi, ma in zone lontane dove l’impronta di questo popolo arrivò, fino in Spagna e nelle isole italiane.

Roma poteva essere dapprima soffocata e poi cancellata, il suo impero trasformato in una vasta provincia cartaginese. Quando Catone portò in Senato i fichi freschi arrivati direttamente da Cartagine e li fece vedere ai senatori romani, intendeva con questo esempio apparentemente banale, fare toccare con mano quanto la potenza e lo sviluppo commerciale e militare (navi, strategie di conquista e uomini) di quella non lontana città fossero ormai alle porte di Roma. Ecco perché bisognava distruggerla e sulle sue rovine spargere il sale perché mai più qualcosa di vitale potesse da queste risorgere.

Ed è quello che la logica di conquista dei Romani fece nel corso delle guerre puniche. Il mortale pericolo corso nella seconda di queste guerre convinse Roma a portare l’attacco nel terreno stesso di Cartagine e a chiudere definitivamente uno scontro che era stato, fin dall’inizio, a vita o a morte.

Il demone dell'assurdo

Rachilde
pp. 86 – Studio Tesi – Pordenone 1993
Prezzo di copertina € 13,00
Nostro prezzo € 6,50

Di questa prolifica scrittrice francese è rimasto ben poco, penalizzata non solo da uno stile che oggi può risultare datato, mentre è soltanto legato alle condizioni sociali e culturali di un’epoca lontana dalla nostra, ma anche da una tematica che è tornata solo di recente alla ribalta letteraria dei nostri tempi. Oggi si parla addirittura di una “rinascita” di Rachilde.

Ma tra la fine dell’Ottocento e i primi del Novecento questo personaggio era dominante nei salotti letterari e nelle riviste che facevano critica d’arte in Francia. In fondo, sebbene a livelli più modesti, ogni grande città della fine dell’Ottocento aveva la sua “Ninfa egeria”. L’assurdo non è solo una parte del titolo di questo libro, ma è il tema principale della sua produzione. Se la realtà ci opprime è perché la realtà è oppressiva così come è stata costruita, come l’abbiamo costruita.

Fuggire da questa realtà è entrare nel sogno, così come voleva Carlo Emilio Gadda: “Ho avuto un sogno spaventoso. Un sogno strisciatomi verso il cuore come insidia di serpe. Nero. Era notte, forse tarda sera, ma una sera spaventosa, eterna, in cui non era più possibile ricostituire il tempo degli atti possibili, né cancellare la disperazione né il rimorso. Gli anni erano finiti. Tutte le anime erano lontane come frantumi di mondi, perse all’amore. Questo sogno mi suggerisce qualcosa ma se ci penso mi vengono in mente solo il riserbo e la pavidità di un grasso benestante. Non voglio scartare l’indicazione, che di questo si tratta, solo per via del grasso e del benessere che sottende, ma una paura divorante non si collega bene con lo slancio e il rischio. Bisognerebbe approfondire”.
Rachilde realizza questo procedimento fino in fondo, fino all’incredibile e all’assurdo, per come attesta Marcel Schwob nella Prefazione.

L’ideologia dell’epoca di Rachide vedeva la donna ancora con gli occhi di Hegel. Per questo filosofo l’essere donna non è riconosciuto come condizione umana poiché dipende da un principio divino il quale si incarna in una essenza immutabile. Fornendo alla differenza sessuale una sostanza catacombale egli non riconosce l’origine umana dell’oppressione della donna. Così l’inferiorità della donna non fa parte della storia di classe ma è condizione immutabile. Soffermandosi sulla divisione tra spazio domestico e spazio pubblico, divisione tra due razionalità, una tesa verso l’autonomia e l’attività universale, l’altra chiusa nella passività e nella individualità concreta, una indirizzata verso lo Stato, la scienza e il lavoro, l’altra rivolta alla famiglia e alla creazione della moralità, egli abolisce ogni rapporto fondato sulla eguaglianza tra i sessi. La donna può essere solo figlia, sposa, madre e sorella, dove solo questa ultima relazione è paritaria nei confronti dell’uomo. Rachilde fu l’esatto contrario, e in questa direzione lottò per tutta la vita.

Le storie di Giulietta e Romeo

[a cura di] Angelo Romano
Cofanetto, due voll., pp. 722 – Salerno editrice – Roma 1993
Prezzo di copertina € 35,00
Nostro prezzo € 17,50

La vicenda di Giulietta Capuleti e Romeo Montecchi è talmente nota e connaturata all’opera immortale di Shakespeare che sembra, a un lettore improvvisato, nata dalla fantasia di quest’ultimo. Invece la vastissima ricerca contenuta in questi due volumi dimostra l’origine e lo svolgimento di questa storia.

Angelo Romano segue passo passo questa vicenda letteraria dai primi scritti di Luigi Da Porto, degli inizi del Cinquecento, in forma di novella, al racconto di Matteo Bandello, che pubblicato nel 1554 fu scritto quasi cinquant’anni prima, fino ai testi di Gherardo Boldieri e Luigi Groto della fine del Cinquecento.

I testi, accuratamente rivisti, sono interamente pubblicati. L’Istoria di due nobili amanti di Da Porto, Giulietta e Romeo del Bandello, Giulia e Romeo del Boldieri e Adriana del Groto. In Appendice infine tutti i casi in cui in un racconto si trovano i casi di morte apparente causata da sonnifero, da Senofonte a Troyes, da Sercambi a Sermini, da Masuccio Salernitano a Cinzio, da Boccaccio allo stesso Bandello (Gerardo ed Elena), fino a Leon Battista Alberti.

Si tratta della ricerca più ampia e completa su di un modello che solo in Shakespeare raggiunge la grande arte tragica, ma che trova degni esempi in moltissimi altri casi, raccontando la storia di un amore ostacolato da interessi contrapposti delle famiglie degli amanti.

Quando Shlemiel andò a varsavia

Isaac B. Singer
pp. 122 – Garzanti – Milano 1990
Prezzo di copertina € 6,20
Nostro prezzo € 3,10

Storie semplici, alcune esilaranti, assistite da trovate incredibili, altre tristi e piene di quell’humor che è rimasto intatto nei secoli all’interno delle comunità ebraiche dell’Est. Storie che si tramando nel tempo e storie di pura immaginazione, che un grande scrittore amalgama per passatempo personale e dei lettori.

Un mondo semplice, arcinoto per quel che ne è stato detto, raccontato e per quanto ha fatto sapere di sé nella cattiva sorte (tanta) e nella buona (poca), ma che resta misterioso. Storie di furbi e di spilorci, di anziani interamente grulli, il cui capo si chiamava Gronam il Bue e gli altri Balordo, Minchione, Gonzo, Ciuco, Fessacchiotto e Melenso. Storie di sogni e di viaggi che si traducono in un va e vieni intorno al medesimo piccolo mondo, da cui non è possibile uscire perché, in fondo, non lo si vuole abbandonare. Storie in cui Varsavia resta sullo sfondo, mitica e a portata di mano, irraggiungibile e appena dietro l’angolo.

Storie per bambini e anche per adulti. Non lo sappiano. In fondo che differenza può mai esserci quando a governare il racconto è la fantasia e non la solita accondiscendenza di fronte ai pesi e alle misure?

Manifesti del Futurismo

[a cura di] Viviana Birolli
pp. 254 – Abscondita – Milano 2008
Prezzo di copertina € 24,00
Nostro prezzo € 16,80

Tutti i manifesti del futurismo opportunamente assistiti da un’analisi di Viviana Birilli che cerca di collocare queste esplosioni di virulenza verbale all’interno di un contesto storico e sociale di grandi rivolgimenti.

Leggendoli adesso, alla luce di tanti avvenimenti e di tante delusioni, non si riesce a capire fino in fondo quello che questi testi rappresentarono di vivo e di giovane, con tutti i limiti che questa nuova ideologia della velocità e della forza portava con sé. In fondo la grande carica eversiva e perfino rivoluzionaria, lo spregio per quello che all’epoca (ma anche ora) erano considerati valori borghesi, furono livellati e passati sotto il rullo compressore della Grande guerra, a cui, nel loro piccolo dettero un contributo anche questi pittori e questi poeti, questi drammaturghi, questi musicisti e questi scultori che si riunirono attorno alla figura di Martinetti e alla rivista “Poesia”.

L’illusione della forza e della velocità, il culto della macchina, il sogno ingenuo di usare la tecnica per scalzare le fondamenta sonnacchiose di un’Italia ancora provinciale, dovevano cadere nelle braccia del fascismo che un decennio dopo bussava alle porte con le sue capacità realiste di dare risposte politiche e organizzative in nome dell’ordine e dello Stato. Non erano certo questi sognatori, insieme alle loro illusioni mal coltivate e mal poste, a costituire un elemento di contrapposizione di fronte agli squadristi di Mussolini, caso mai essi proponevano un potere alternativa, fatuamente incentrato sul dominio della cultura e della poesia, mentre dall’altro lato dilagava l’olio di ricino e il manganello.

Questa lettura rimane comunque di grandissima importanza perché fa vedere dove sono i limiti di qualsiasi atteggiamento che fa dell’estetica il suo unico punto di forza e dove si trovano invece gli elementi positivi che se opportunamente collocati in una diversa prospettiva, cioè meglio inserita nella lotta sociale, avrebbero potuto dare risultati migliori.

Cogliendo in pieno questa cesura si possono anche studiare con utile soddisfazione i tentativi dei paroliberi, le sperimentali realizzazioni architettoniche, le riflessioni sulla funzione della musica, la lunga lotta dei pittori contro la statica del realismo e il rapporto coraggioso ma insufficiente degli scultori con lo spazio.

La normalità. Era da questa chiusura sigillata una volta per tutte che i futuristi volevano fuggire. Quanti impassibili assassini salgono sul treno ogni mattina per andare in ufficio. La loro violenza è norma e normalità, racchiude il senno del mondo, il senso del tempo. Negli sguardi ciechi che a stento trapassano l’aspetto di chi sta vicino non c’è altro che la paura del cane bastonato, il ricordo della catena e della frusta, il bisogno dello steccato protettivo. Date loro un mandato munito di bollo e vi massacreranno il mondo. Ed è quello che fecero nella Grande guerra, nel più immane dei massacri di cui era pur costellata la storia del mondo. Gli orrori dell’equilibrio sono coperti dal pudore, difesi dal ritegno. Spezzare tutto questo significa opporsi, compromettersi nella spudoratezza di una scelta che di per sé non è ancora bastevole, occorre anche dirla questa scelta. Ed è quello che fecero i futuristi. Ma chi parla è giocato dalla sua stessa parola, produce ed è prodotto. Per aprire occorre condurre il ritmo su sentieri imprevedibili, dove la parola diventa nemica, trappola indiretta, mezzo costretto dal gioco delle parti a sostenere una parte che le parti non hanno pattuito. Dire dell’altro. Ma come è possibile se l’unico oggetto del dire è solo l’immediato archiviarsi della vita? Questo è stato il destino tragico (e fallimentare) di questi artisti.

La scoperta dell'America

William Robertson
pp. 230 – Salerno editrice – Roma 1992
Prezzo di copertina € 13,60
Nostro prezzo € 6,80

Dell’immensa History of America in 10 volumi di William Robertson (1721-1793), storico scozzese, questo volume riporta il solo volume quarto, dedicato a una digressione antropologica e culturale sulle condizioni dell’America del suo tempo, sulle bellezze naturali del continente, sulle possibilità di sviluppo sociale e commerciale, non si tratta soltanto di una traccia storiografica sugli avvenimenti in corso, riguardanti i processi di liberazione delle colonie dal dominio inglese.

L’impianto di questo lavoro, pur non potendo essere quello del periodo successivo, capace di utilizzare gli stimoli filosofici del primo Ottocento, tiene conto però delle riflessioni di Voltaire e di Montesquieu, e si basa sulle ricerche di Raynal, per non parlare della filosofia di Hume e di Ferguson.

In fondo Robertson batte continuamente sulla missione europea, e particolarmente inglese, della diffusione del commercio internazionale, da cui dovrebbero venire fuori ricchezze e benessere per tutti. Idea elaborata da Adam Smith e che sarà dura a morire, perdurando fino ai nostri giorni nel pensiero dell’economia del benessere, perfino di un Galbraith e di un Keynes.
La divisione del lavoro, la concorrenza, la stessa conquista, il genocidio degli indiani (solo nell’isola dove sbarcò Colombo, in pochi decenni morirono centinaia di migliaia di uomini, donne e bambini), sono visti nella luce positiva di un grande gioco che porta verso il progresso e il benessere per tutti.

Un libro istruttivo per capire come funziona la mente di uno storico che osserva gli accadimenti del suo tempo, o dei decenni appena trascorsi, e coglie soltanto quello che la propria ideologia gli permette di cogliere. Il resto è da Robertson stesso considerata vana filosofia, come nel caso di Mably che pensava la situazione americana ideale per “stabilirvi” il comunismo, in questo seguendo le intenzioni non proprio “sante” dei padri gesuiti in Paraguay.
Ma anche un libro istruttivo per documentarsi su come era il continente americano prima dell’inizio dell’epoca industriale.

Trovami, se ci riesci...

Svjetlan Junakovic
pp. 32 - Bohem Press - Trieste 2005
Prezzo di copertina € 13,00
Nostro prezzo € 11,00

Il pinguino Gino va in città e, curioso com'è, si perde ovunque! In fondo, però, il suo unico desiderio è quello di tornare a casa tra gli iceberg. Sta al lettore scovarlo nelle illustrazioni e accompagnarlo, pagina dopo pagina, verso casa. Un viaggio a due, insomma, in cui pinguino e bambino procedono quasi mano nella mano... E meno male, altrimenti come farebbe a tornare a casa?

Un gioco nel libro o un libro nel gioco? Difficile dirlo perché non si riesce a distinguere l'uno dall'altro. Nelle bellissime illustrazioni il pinguino Gino diventa come una calamita per gli occhi: non si smette mai di cercarlo in ogni pagina!

L'editore: POLDI LIBRI

C'è della gente che fa cose ben strane: per esempio in tempi non troppo lontani una manica di studenti inquieti decise di trasferirsi in Repubblica Ceca, ove apprendere dai maestri i segreti dell'hockey su ghiaccio.

Pieni di sogni più che di speranze desideravano formare una squadra imbattibile e vincere tutto il vincibile. Ma li attendeva un altro destino: i duri allenamenti, le lunghe ore dedicate all'esercizio, i sacrifici fatti negl'inverni gelati trascorsi nelle terre boeme e morave non portarono a nessun trofeo sportivo. In compenso, smessi i pattini e deposte le stecche, capirono che potevano far fruttare in altro modo la loro esperienza e i loro sforzi. Nacque così la Poldi Libri, marchingegno atto a propagandare la letteratura e la cultura ceca al pubblico italiano, con il fine non secondario di contagiare anche altri malcapitati. E anche di vendere un'attrezzatura completa da hockey quasi nuova. Prezzi modici. Telefonare ore pasti.

Chiunque fosse interessato a collaborare, partecipare, importunare, offrire complicità alla Poldi, può contattarci all'indirizzo info@poldilibri.it

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